Due cuori nella pallavvvvvòlo

La titolare è una creaturina piena di fisime. Forse ricorderete il mio terrore per i muletti – no? Be’, fa niente, lo confesserò di nuovo: ho paura dei muletti. Una paura folle. Roba da farsi venire le crisi di nervi.

Comunque: la titolare è una creaturina piena di fisime; la maggior parte sono puramente casuali e immotivate, ma un paio sono vagamente rispondenti ad un criterio logico. Più o meno. A voler essere gentili. La peggiore di queste fisime motivate è la pallavvvvvòlo.

Quando avevo undici anni ero piccola, magra e appassionata di sollevamento corn-flakes. Gracile, in una parola, e pigra come la merda. Visto che facevo i Salesiani, nell’intervallo lungo del pomeriggio era obbligatorio “fare del movimento, stare allegri!” (concetti, come voi m’insegnate, assolutamente inconciliabili). La disciplina era vagamente militare, roba tipo ronde: noialtre imboscate si trovava quindi rifugio nei cessi. I cessi pullulavano di bimbeminkia e aspiranti fattone e troiucce in erba. Io ero quella con i capelli tristi che ascoltava i Ramones nell’angolo, non fumava, non faceva le scritte sulle porte e non era bellina abbastanza per troiucciare. Una vita di merda, diciamolo.

Appena prima della pausa natalizia, però, ci fu una retata. [Minchia, dovrei scrivere i polizieschi! – NdJ] Ci fu una retata (nei cessi), presero i nomi e dissero che avrebbero parlato con i nostri genitori, se non avessimo iniziato a “fare movimento, divertirci!” durante l’intervallo lungo. Le aspiranti fattone fecero spallucce, e i loro genitori vennero informati. Ai genitori delle troiucce non interessava, o le loro figlie non sarebbero venute a scuola vestite in quella maniera. Le bimbeminkia non capirono, e nel dubbio ridacchiavano. Io venni iscritta forzosamente agli allenamenti di pallavvvvvòlo.

Incubo. Giocare all’aperto, a gennaio, con vestiti ingombrati, contro gente che sapeva giocare davvero. Iniziai a preferire le ore di geografia agli intervalli. Finsi infortuni vari, non venni creduta. Iniziai ad indossare tonnellate di braccialetti, che odio, nell’ingenua speranza di farmi male durante l’esecuzione di uno dei miei pessimi bagher, ma ottenni solo una piccola serie di modesti lividini sulle braccia. Considerai brevemente l’arruolamento nella Legione Straniera, o quantomeno l’iniziare a fumare. Non ebbi successo.

La cosa peggiore erano le sedicenti “allenatrici”: due invasate di terza media, cresciute a pane e Mila&Shiro, pervase da una nemmeno troppo nascosta foga omicida nei nostri confronti, oltre che vittime di un discreto delirio di onnipotenza. Quando vedo i film sulla caduta di Hitler rievoco, involontariamente, l’immagine della Psicotica#1 che si allena -gridando!- a fare le schiacciate su di me. Oltre che matte, erano inflessibili e piuttosto fiscali: tenevano un registro delle presenze/assenze, e avevano il potere di farsi delatrici di un nostro eventuale abbandono del “corso” – e io, con i miei precedenti, non potevo permettermi di rischiare!

(Lo so che sembra folle, spaventarsi tanto per una scemata del genere, ma cercate di mettervi nei miei panni: non ero un’undicenne sveglia. All’epoca tenevo veramente al giudizio di mia madre. E le tizie erano grosse e muscolose. E io ero pavida)

Resistetti cinque mesi. Cinque mesi abbondanti. A maggio le sfanculai (implicitamente: una delle due aveva certi bicipiti paurosi, non avrei osato affrontarla), e tornai a nascondermi nei cessi. Il parere di mia madre sui miei rapporti con l’autorità aveva smesso di interessarmi, dopo tutti quei tranquilli pomeriggi di paura (avrei poi scoperto che interessava ben poco anche a lei, fin quando si trattava di quel genere di autorità). Cominciai anche a truccarmi (male). L’estate dopo avevo i capelli viola, e iniziavo vaghissimamente a troiucciare: a settembre mi lasciarono in pace. All in all, mi sentirei di affermare che la quantità forse eccessiva di ragazzi con cui sono stata durante la mia adolescenza sia da imputare al bruciante desiderio preadolescenziale di sfuggire agli allenamenti coatti di pallavvvvvòlo. Ringraziamo il cielo che non sia diventata una bimbaminkia – forse però avrei dovuto iniziare a fumare, sarebbe stato più semplice che cercare di troiucciare senza possedere un vero paio di tette. Le sigarette si comprano, i ragazzini vanno convinti. Putroppo.

EPILOGO

La psicotica#2 ha avuto quel che si meritava anni dopo, agli esami di inglese: lei -capra- mi ha chiesto tutta una serie di suggerimenti, e io glieli ho dati. Sbagliati.  È stato bellissimo. (Poi l’esame non l’ha passato) (sono contenta che subito dopo si sia diplomata: è un miracolo che non mi sia venuta a cercare, brrr)

La psicotica#1 l’ho rivista l’altro giorno, alla fermata della metro. Sarete lieti di sapere che ho vinto la tentazione di spingerla sui binari. See mom? No hands! Ah ha ha ha.

[Arrivano gli uomini in bianco con i retini per le farfalle, iniettano il sedativo e trascinano la titolare sghignazzante dietro le quinte. Sipario]

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6 thoughts on “Due cuori nella pallavvvvvòlo

  1. che brutta cosa questa. pallaaavòlo e beachvolley sono le attività ludicosportive più fantasgherrime del mondo.
    io per anni sulle spiagge dei caraibi non ho fatto altro.
    anzi ho evitato le maldives come la peste perchè sapevo lì non giocano mai.

    peccato, non sai cosa ti hanno fatto perdere.

  2. Mi piace la pallavvvoooolo, ma alla pallavvvooolo non piaccio io.
    (ennesima cosa -oltre alle gambe lunghe e alle tette dimenticate a casa- che abbiamo in comune) :)

  3. ovviamente ambedue (jule e orri) avete il fisico adatto a questo meravigliso sport…
    la natura è crudele, a volte.

  4. cazzo che scuola! e io che consideravo fascista il mio preside delle medie perchè non mi permetteva di indossare il(o la, non l ho mai capito)kefiah(che piccolo rivoluzionario, eh). Dilettante!Ma come ascoltavi i Ramones e non facevi scritte tipo: I AM A PUNK ROCKER! o HEY, HO!LET’S GO!???Non ci credo :)

  5. Cosa mi hai fatto ricordare.. alle medie ero stata ‘gentilmente persuasa’ a giocare a pallavolo, non me ne importava assolutamente niente ed ero imbranatissima. Strano che ogni tanto non torni nei miei incubi :-)

  6. Io c’avevo la scuola media anarchica; ovvero eravamo liberi di fare quel che volevamo muahahah. Io impiegavo tale tempo guardando cosa facevano gli altri, una noia *sbadiglia*

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