The Difference Is In The Clothes She Wears

La maggior parte delle mie idiosincrasie in fatto di vestiario deriva dalla maniera in cui mia madre conciava mio fratello e me quando andavamo a sciare da bambini.

Tanto per cominciare, indossavamo entrambi mutande di cotone bianco (pratico) con enorme elastico atomico strizzapancino. Visto che sia io che il fratellino eravamo e siamo magri al limite della malnutrizione, mi sfugge come riuscisse a procurarsi biancheria di diametro così ridotto – fatto sta che, nel mio ricordo, le gambine ci diventavano blu poche decine di minuti dopo la cerimonia di vestizione. Per aggiungere la beffa al danno, gli elastici erano decorati da motivetti orrendi di pupattole danzerine (i miei, almeno, quelli di mio fratello spero di no).

Dopo le mutande veniva il turno della calzamaglia di lana a vita altissima, che provvedeva ad ultimare l’opera di dislocazione delle picole milze, casomai l’elastico atomico avesse fallito. Mio fratello passava perlomeno dieci minuti a contorcersi in lacrime sul lettone dei miei, prima che la madre riuscisse finalmente ad immobilizzarlo ed insaccarlo.  Io, stoica e silenziosa, ottenevo almeno il permesso di infilarmi autonomamente nel lanuginoso strumento di tortura, nella vana speranza di riuscire in qualche modo a rendere “più comodo” il tutto.  Otto anni di inverni montagnosi mi hanno insegnato che non esistono maniere di rendere vivibili le calzamagliedilanaavitaaltissima – si può solo rassegnarsi, rilassarsi e sperare che sulle piste stia nevicando, così che la durata della tortura venga ridotta ai minimi termini. Ovviamente non nevica mai.

A questo punto mi si rende necessaria l’apertura di un breve excursus dal titolo: la Jules odia sconvolgere il naturale ordine di stratificazione dei capi d’abbigliamento.

La Jules odia sconvolgere il naturale ordine di stratificazione dei capi d’abbigliamento

1) mutande, reggiseno aut canottiera, calzini/gambaletti/calzettoni/parigine/autoreggenti

2) reggicalze, eventuale canottiera sovrapposte al reggiseno, calzamaglia

3) calze da reggicalze

4) maglia/camicia, se infilata nei pantaloni/gonna, abito

5) pantaloni, gonna, salopette

6) maglia/camicia “sciolta”, maglione, cardigan, felpa, gilet

7) giacca

8) scarpe

9) cappotto, giaccone

Qualsiasi allontanamento forzato da questa routine rischia di rovinarmi la giornata, o perlomeno la prima mezz’oretta post vestizione. Fine excursus.

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Detto questo, mi duole rivelarvi che mia madre mi consegnava la canottiera – tiepida di calorifero, dalla vestibilità abbondante e palesemente conservata in un apposito mastello di schegge di legno (circostanza che diveniva evidente nel corso della giornata) – solamente dopo avermi costretta ad indossare la calzamagliadilanaavitaaltissima. L’ordine naturale delle cose ne usciva con le ossa rotte, mio fratello pure (si stava rotolando sotto i letti e giù dai davanzali nel tentativo di sfuggire alla canottiera). Io mi rabbuiavo (ero una bambina molto cupa).

La mossa successiva era l’imposizione del dolcevita attillatissimo rosso sintetico risalente ai primi anni ’70, terrificante capo d’abbigliamento riemerso indenne dalle brume del tempo per torturare una nuova generazione di piccoli sciatori. Quello di mio fratello, per amore di cronaca, era blu scuro, circostanza che andava ad inficiarne la resa scenografica ma non ne modificava le proprietà di base. Il Terzo Dolcevita (Mamma + Zia#1 + Zia#2 = ne manca uno), si trova, credo, dalle parti di Derry.

La caratteristica più odiosa del dolcevita in questione -oltre ad un curioso afrore di ascella terrorizzata a cui credo provvedessero direttamente in fabbrica- era il sinistro grado d’aderenza al corpicciuolo infantile, che sommandosi alla lasciva rilassatezza della canottiera sottostante dava origine ad una complicata geografia di pieghe e pieghine assurdamente fastidiose, che costringevano a passare la giornata tra gemiti e contorcimenti e sbuffi.

(il resto ve lo racconto la prossima volta; per ora congelate l’immagine di me in calzamaglia e dolcevita rosso attillatissimo, con mio fratello che tenta disperatamente di aggrapparsi al lampadario)

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19 thoughts on “The Difference Is In The Clothes She Wears

  1. ‘Azz, quanto mi piace il modo in cui scrivi. Mi fai sentire invidiosa..XD
    Pensa, ti leggo da qualche giorno (ti ho scoperta sulle Malve anch’io, come mi pare ti abbia scritto qualcun altro -insospettabile fonte di pubblicità, quel sito, neh? ;-)) e ho appena scoperto che alle superiori eri in classe con il mio ragazzo (M.C., mooooooooolto timido, molto bravo in matematica, violinista).
    E sei pure delle mie parti, da quanto ho capito. E con questo chiudo la parentesi “magguaaaaarda-quant’è-piccolo-il-mondo!”, và.
    Tornerò spesso da queste parti, anyway (no, non prenderla come una minaccia..XD), bye!

  2. Sara, sono basita!

    Il mondo è piccolo sul serio. Come hai fatto ad individuarmi di preciso?

    ( Se vogliamo parlare di invidia, comunque, parliamo del fatto che i voti di matematica del tuo moroso fossero regolarmente il doppio dei miei…) ;D

    Bentrovata!

  3. Guarda, non ricordo di preciso in che occasione avevo trovato il sito delle Malve (è da un bel po’ che lo seguo) e solo da poco mi sono fatta incuriosire dai collegamenti delle firme. Così ho scoperto il tuo blog; poi in questi giorni avevo fatto leggere al mio moroso qualche vecchio post di betty su twilight-bimbominkia (eravamo in argomento, gli stavo amaramente confessando che un tempo anch’io ne ero stata vagamente seguace -momento di autofustigazione- ok, momento finito), quando ha letto uno dei tuoi commmenti è risalito al tuo blog, ha leggiucchiato qualche post per verificare le coincidenze, infine ha beccato come prova definitiva le foto con te vestita da Titania e ha esclamato :”Ah-aaah!”. Scarpe adorabili, tra parentesi, anche se non amo il rosa ;-)
    Scusa per il post -temo- un po’ sgrammaticato, vado di fretta.
    Ci si becca (dio, che congedo orribile), au revoir!

  4. mia madre si ostinava a mettermi le medesime mutande con la cannottiera lanosa pungi-pungi rigorosamente infilata dentro =_=
    immagina le alette di cannottiera che sfuggono dalla sgambatura…
    a soli 5 anni conoscevo il significato di inorridire.. :P

  5. Momo, diamine, questo è un trauma che mi manca. Credo mi sarei ribellata a morsi.

    (Prometto, prometto solennemente che, dovessi mai avere dei bambini, li vestirò solo ed esclusivamente con tessuti morbidi e piacevoli al tatto)

  6. Non era onore di cronaca?

    E comunque non sentirti sola nella tua sofferenza causata dalla cipollatura da domenica di sci. Anch’io subivo, ma non potevo mostrarlo al mondo, perché tutto l’ambaradàn* era ricoperto da una graziosa tuta salopette imbottita color turchese. E oltretutto si faceva sci di fondo, e l’aroma sudaticcio abbondava. E le gli anelli/piste erano maledettamente vicini così da poter godere appieno della giornata (e della lana). Brrr.

    *Esiste anche in lombardo? Se no, significa suppergiù “casino”/”insieme di cose”.

  7. Credo sia “dovere di cronaca”, in realtà, ma facciamo finta che mi piaccia così. :D

    Alla tuta (e allo sci di fondo, anche!) ci arrivo la prossima volta, giovane!

    PS. sì, esiste

  8. Dovere, ecco, sei tu quella forbita.
    Attendo la sciata.

    PS: cercato adesso su Gùgol Maps, la distanza tra me e gli anelli di sci era di sola un’ora e cinque minuti, che angoscia.

  9. Ma che cos’è un anello da sci? O_O
    perdonate la mia ignoranza… sono una povera traumatizzata dallo ski-lift….da li ho rinunciato…

  10. Amch’io ho scoperto il tuo blog tramite Le Malve e devo ammettere che sei diventata in breve la mia commentatrice preferita, divertente, mai maleducata e soprattutto ineccepibile dal punto di vista grammaticale!:)
    Giuro che quello che ho scritto sopra non è una specie di captatio benevolentiae per poi tirare la stilettata maligna da soloinvidiosa, ma spulciando un po’ i vari post mi sembra che ogni aspetto della tua esistenza sia fantastico. Da quello che traspare di te sicuramente lo meriti; però mi assale un pizzico di acidità youghertesca (per la cronaca, non causata da carenza di uomini e/o obesità grave e/o bruttezza agghiacciante e/o stupidità abissale – tutte cose in teoria tipiche dei soloinvidios, bensì solo da un brutto periodo che mi fa essere un po’ scettica sulla felicità per così dire “sbandierata”)che mi fa chiedere: come cavolo fai?? Mi dici il segreto per una vita perfetta?
    Ok, la frase è contorta e assurda, sarà che sono stanca e giù di morale..il tuo blog è davvero scritto bene, e i tuoi commenti alle malve anche di più, vado a farmi passare gli attacchi estemporanei di acidità. Buona serata, Anna.

  11. Non vi lamentate, o voi che eravate bimbi al nord negli anni ’90.
    Immaginate me, bimbo negli anni ’70 a Roma, abbigliato per l’occasionale gita a Monte Livata con il torpedone del circolo dopolavoro.
    Villaggio (e Aldo Fabrizi prima di lui http://i4.ytimg.com/vi/vVCimSveKss/1.jpg) si sono ispirati alle nostre avventure.

  12. Momo di Lodi, gli anelli sono le piste di sci di fondo: solitamente non hanno un inizio e una fine, ma sono appunto fatte ad anello e puoi passare da un anello all’altro dove si incrociano. (fine Wikipedia mode)
    Niente skilift quindi, troppe spese, ehigiovanid’ogginonc’èpiùreligionenoncisonopiùlemezzestagioni! (fine Pyna mode)
    Vipero, non istigare! Viauti sotto il 44° parallelo (Jules è addirittura sopra il 45°, che lusso!) non avete subito traumi infantili per via delle palline di lana nelle calzamaglie!

    PS: Sì, ho imparato a usare i tag, gnè gnè gnè.

  13. IlBisca: sei piemontese o sbaglio?
    (musichetta di sottofondo, Momo, che se sbagli parte la figura di merLa)

    Passo tutti i week a Torino, mi pare di aver notato una certa somiglianza nel modo di esprimerti…

    ^_^
    saluti….

    Allego ai traumi infantili: i calzini di cotone tipo centrino all’uncinetto…ovviamente portati al ginocchio…sul mio già poco polposo polpaccio (hihihi mi diverto…) lasciavano, alla sera, graffiti dolorosi visibili anche al mattino =_= sigh…
    tanto che ancora oggi temo il gambaletto e tutti i suoi derivati.

    Momo

  14. Pingback: I Will Sing, I Will Laugh, And My Heart Shall Be Gay « L'Infelice Jules Dufresne e la Redenzione di Shawshank

  15. Momo – quella di Lodi, Piemontèis inside!
    Io a Torino non bazzico ancora per motivi scolastici/lavorativi (e poi ci vogliono tre quarti d’ora di TreniTaglia), ma il restante 60% del mio nucleo famigliare sì.
    E comunque mi son piemontèis ëd la Granda, parleme nen ëd si blagheur picio mòi di Turineis!*

    *io sono piemontese della Granda, non parlatemi di ‘sti ******* ***** ***** (:x) dei Torinesi!

  16. Almeno negli anni ’90 sono state reintrodotte le tute da sci in 2 pezzi anziche’ 1.
    Quando avevo 5 anni mi feci la pipi’ addosso perche’ mi ero persa fuori pista e non trovato un vespasiano.
    Riguardo ai traumi infantili ho ancora le foto di mia sorella che sembrauna brigatista, con il passamontagna rosso in testa…ahah.
    Bei momenti.

  17. Scusa, ho riletto il mio commento adesso e non ha alcun senso, perche’ ho la testa annebbiata dalla febbre. E’ meglio che me ne ritorni a letto a leggere, va’.
    Cia’

  18. Pingback: On Those Days When It Felt Like Snow « L'Infelice Jules Dufresne e la Redenzione di Shawshank

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