I Will Sing, I Will Dance, And My Laugh Shall Be Gay

C’è un commento al mio post precendente che mi ha fatta un po’ pensare: Anna si chiede come faccia io ad avere una vita che sia “fantastica” in ogni settore.

Be’,  non ce l’ho. Sì, a rigore sono piuttosto (molto) fortunata; non c’è niente di veramente brutto e insormontabile con cui io debba avere a che fare, ma non è nemmeno vero che sia tutto rose e fiori e dialoghetti surreali con le tizie dai nomi bizzarri.

Potrei scrivere del fatto che, quando sono nervosa, mi gratto il palmo della mano sinistra fino a sanguinare, ed è una compulsione talmente forte che nemmeno il cortisone riesce a placare il prurito. Potrei scrivere del fatto che sono quasi sempre in giro con la mano bendata perché non mi va di suscitare la repulsione nella gente che incontro, e che quando la sera torno a casa e levo la garza mi faccio schifo da sola per non avere abbastanza forza di volontà da smettere di deturparmi in questa maniera.

Potrei scrivere del fatto che l’avere un uomo meraviglioso al mio fianco non cancelli del tutto gli anni di squallore che ho vissuto quando ero più giovane e molto meno sicura di cosa volessi o meno dalla vita e molto più portata a credere alle cose terribili che le persone mi dicevano. Potrei scrivere di come mio padre, un giorno, mi abbia abbracciata e mi abbia detto che meritavo infinitamente di meglio e sia scoppiato a piangere, e di come quella sia stata l’unica volta che ho visto mio padre versare una lacrima.

Potrei scrivere del fatto che a sei anni ero una bambina talmente sola da essermi inventata un gioco che coinvolgesse esclusivamente il tombino del cortile della scuola, la ghiaia e un albero. Potrei scrivere di come mia madre mi avesse incollato nel diario una fotografia di me, lei e mio fratello sorridenti al mare perché potessi guardarla quando mi sembrava che tutto andasse troppo male e che non ce l’avrei mai fatta.

Potrei parlare del fatto che ho appena impiegato tredici minuti esatti per scrivere la frase precedente, e di come io stia piangendo -adulta, amata, al termine di una giornata splendida- per il ricordo insostenibile dell’angoscia che avvolge quasi tutte le mie memorie di bambina. Potrei scrivere di come io sia dolorosamente consapevole del mio corpo, e di come riesca a trovarmi bene nella mia pelle solamente quando è qualcun altro a legittimarmi sotto il punto di vista dell’attrazione sessuale, e potrei scrivere di quanto io mi disprezzi per non essere ancora riuscita ad emanciparmi dalla ragazzina brutta e negletta che sono stata.

Ci sono un sacco di cose dolorose di cui potrei scrivere. Cose che hanno scavato solchi incolmabili . Cose che mi fanno provare una autocompassione, un tormento e un’invidia infiniti. Cose che preferirei restassero quiete nel buio.

Cose che mi renderebbero parecchio incline a continuare a scrivere post un po’ demenziali, se per voi fa lo stesso, nella speranza di riuscire a strapparvi qualche risatina di tanto in tanto. Sono tanto più brava a fare la cazzona… !

Spero di aver risposto, Anna. Un abbraccio.

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13 thoughts on “I Will Sing, I Will Dance, And My Laugh Shall Be Gay

  1. Ora sei tu che fai pensare me… ma soprattutto sentire in colpa per averti fatto rivangare dei ricordi tanto dolorosi. Giuro, mano sul cuore: non volevo. Non ho MAI creduto (altrimenti non avrei letto il tuo blog nè speso tempo a commentare) che le cose belle presenti nella tua vita fossero frutto di un’immeritata fortuna, tutt’altro. Sono solo un po’ giù di morale, ho scaricato il mio sconforto sulla tastiera e indirettamente (ma neanche tanto!) ho accusato una persona che mi ha dato l’impressione di essere intelligente, carismatica e incredibilmente matura (qualità davvero rara di questi tempi), di vantarsi di ciò che ha. Non volevo, sul serio. Non scrivere di avvenimenti tristi, almeno non per fare sentire meglio gli altri (è orribile vero? godere dell’infelicità altrui è tremendo), ma solo se ti va di sfogarti. Altrimenti continua a divertirci, e a raccontare di quanto sei felice; capisco bene quello che dici sull’infanzia che lascia ferite profonde, e non ha senso farsi rovinare da quei brutti ricordi anche solo mezz’ora della tua serenità del presente.
    Spero che perdonerai il mio commento di ieri.
    Buona giornata… e grazie. Per il post e per l’abbraccio.
    Anna

  2. La più spensierata leggerezza nasconde sempre la più complessa profondità, perché è un punto di arrivo e non una condizione di partenza (altrimenti è solo stupidità).

    Io, che sono un po’ più vecchio di Jules, ho imparato che le persone che hanno sofferto di più sono anche quelle che ti sorridono di più e che hanno imparato a prendere la vita per come viene.

    Io invece invidio Jules perché se alla sua età fossi stato così maturo mi sarei goduto molto di più la vita.

    L’importante comunque è che Jules non si fermi con il blog. Il resto non conta :-)

  3. Jules, hai solo vent’anni. Solo, ok? Non t’è successo ancora (quasi) nulla di dannatamente, maledettamente serio. E ne sei consapevole pure tu.
    Aspetta minchia, aspetta ancora un po’.
    E’ davvero tutto rose e fiori, per ora.

  4. Che momento serietà, signoramia!
    In effetti traspariva un po’ questo evoluzione degli ultimi tempi (sacrifichiamo un agnello a T. ;D!) rispetto quando parlavi dell’infanzia (ad es. i post con un evento per ogni anno di qualche tempo fa). È normalissimo qualche ricordo di periodi un po’ tristi, spesso di quando la nostra età stava nelle dita delle mani: per dirtene una, io ho subito anni e anni di ostracismo perché non sapevo e odiavo giocare a pallone (non che adesso la situazione sia migliorata, per quanto riguarda i giochi che includono l’uso di oggetti sferici). Me ne stavo da solo invece che andare a scorrazzare in giro perché mi piaceva disegnare le case: a quattro anni dichiaravo fermamente di voler fare l’architetto, da grande.

    E in ogni caso c’è uno spazio di troppo tra incolmabili e il punto, gnè gnè gnè :P.

  5. Mi ha colpito molto una frase del commento di Tommy.
    “La più spensierata leggerezza nasconde sempre la più complessa profondità, perché è un punto di arrivo e non una condizione di partenza (altrimenti è solo stupidità).”
    Quando l’ironia e la leggerezza che si ha nell’essere futili, o superficiali, o l’ avere le cose che vanno bene e lo scherzarci sopra sono fattori che rappresentano un privilegio e/o un traguardo, e non una costante, si ha tutto il diritto di viverli e di assaporarli in quanto si è ormai in grado di gestirli e di gioirne veramente, e a fondo, senza per questo cancellare il percorso, che sia stato o no conflittuale, con il quale ci si è arrivati.

  6. Jules, che bel post, davvero. Ultimamente penso che le esperienze tristi possono aiutarci a migliorare, purchè uno sia in grado di rifletterci su e di imparare. E secondo me tu lo stai facendo.

  7. Un abbraccio alla cara Giulietta Dufresne! che è sempre un piacere leggere, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà – anche se, per l’amor del cielo, possa tu manifestarti cazzona forever!
    In particolare mi hai strappato un sorriso-lacrimuccia con il tombino, la ghiaia e l’albero.. al tempo, io trascorrevo la maggior parte dei miei pomeriggi col terricio del giardino e il barbecue ;)
    hugs

  8. Anna, stai serena! Vedi? Sono già tornata scema come prima.

    (Ragazzi, grazie per il tempo che mi dedicate. Vi lovvo, come dicono i bimbominkia)

  9. jules, ti lascio solo morsetti dolciosi perché non so scrivere bene come te, ma ecco: ti capisco.
    Ti basti questo, poi un giorno (chissà, magari quando scendi a Roma :D ), ti racconterò.
    Morsetti again.

  10. Jules, la mia esperienza mi dice le persone davvero intelligenti sono quelle che soffrono di più durante l’infanzia e l’adolescenza dove inspiegabilmente il più forte è quello con meno sensibilità e cervello.
    Mi hai fatto tenerezza, e ricordare i miei anni delle elementari in cui trascorrevo almeno 3/4 mesi l’anno a casa da scuola ricoverata in ospedale, e quando tornavo i miei compagni di classe facevano finta che non esistessi. Per SETTIMANE. A 30 anni non ho ancora capito perché lo facessero, ma la cosa mi ha resa piuttosto forte e piuttosto indipendente, per cui ne sono grata.

    @Anna
    L’importante è non diventare MAI acide e insicure. Quando mi trovo spaesata e spaventata dalla vita penso sempre a quelle povere ragazze fortunate, ex-belle, ex-vincenti, che una volta sfiorito ciò che le rendeva appetibili al resto del mondo si deturpano con la chirurgia o cadono nella depressione, nell’alcool, o altro. Meglio fare i conti subito con le proprie fragilità, credo.

  11. Cavolo che post, Jules. Ti ammiro molto per la tua intelligenza e per il tuo umorismo, traspaiono meravigliosamente dai post del tuo blog e dai tuoi commenti su Le Malvestite! Mi piace molto come scrivi, il modo buffo in cui dici le cose divertenti, e il modo in cui dici le cose meno divertenti, un modo che mi prende allo stomaco e mi fa desiderare che la tua vita d’ora in poi sia solamente bella e luminosa! Ciao :-)

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