Daddy’s Girl

Update: giusto perché abbiate modo di inquadrarlo correttamente fin da subito, eccovi una foto di repertorio (estate 2005) di me e del mio illustre genitore, scattata da me medesima sulle ingrate coste sabbiose di Galway, Irlanda. Nel caso ve lo steste chiedendo, sì, quelli sono occhiali da sole, e sì, quello che indosso io è un impermeabile gommato con tanto di cappuccio. Lascio al vostro giudizio la decisione su chi di noi due stesse errando tantissimo nella scelta degli accessori.

Che espressione intelligente, la ragazzina.

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La figura paterna & la Titolare sono a casa da soli fino a fine mese, periodo che incidentalmente sta facendo registrare un misterioso aumento del 2000% delle spese di gestione domestica. Non potendo, come da tradizione, irrompere nella mia stanza per annodarmi le punte dei calzini (d’estate, ovviamente, ometto di indossare indumenti da piede), il simpatico genitore ha escogitato tutta una serie di altre maniere bizzarre per impedire il più possibile lo svolgimento placido della mia piccola esistenza di studiosa studentessa.

a) Ritornare dal supermercato (“vado un momento a comperare le pile”) con una quantità di succo di frutta equivalente grosso modo alla portata oraria del Ticino. Scegliere attentamente i gusti tra i più improbabili in esposizione (“eccoti un bel succo di aloe e susina”), badando che la veste grafica sia stata curata da un illustratore formatosi alla scuola della propaganda irachena sotto Saddam.

b) Preparare & recapitare curiose quanto eterogenee colazioni, curando maniacalmente sia l’abbinamento sadico dei sapori sia la presentazione delle pietanze. Colazione di oggi: shangai di sottili barrette ricavate da una fetta di formaggio a pasta semidura e bicchierone ghiacciato di succo di Frutto della Passione (in brick).

c) Rifiutarsi di fare riferimento alla camera di mio fratello, che al momento è in ferie, se non attraverso l’espressione “la stanza del mandala”. Domandare la mia assistenza per le operazioni di stenditura lenzuola nella suddetta stanza del mandala; permettere che vi si acceda, panni stesi a parte, soltanto per assistere ai titoli di testa del tg e riderne (in cucina abbiamo solo la radio, e la tele di mio fratello è particolarmente figa).

d) Operare del terrorismo psicologico perfettamente gratuito nei confronti delle mie banalissime preferenze alimentari, cfr. punto b. Disegnare un faccino amichevole sulla confezione di cellophane della mia fesa di tacchino, approfittando della mia distrazione per impadronirsi di altri, più appetitosi generi alimentari di mia esclusiva proprietà (es. prosciutto di Praga)

Una fesa di tacchino vuole fare amicizia

Dice il fumetto: "Ciao, siamo amici?"

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15 thoughts on “Daddy’s Girl

  1. Il tacchino sa di carta, c’è poco da domandarsi. De gustibus…

    (per la cronaca, è più corta la lista delle cose che non gradisco di quella opposta. ;). )

  2. Update: purtroppo mi trovo d’accordo col papà, anche io indosso gli occhiali da sole con quella fastidiosa luce bianca. Ha gli occhi chiari? Io sono proprio fotofobica!

  3. Ciao!
    E’ un po’ che manco, causa tanti impicci col lavoro XD
    Ma oggi sono passata di qui e non ho resistito, questo articolo è eccezionale!
    Sto ancora ridendo per la faccina sulla fesa di tacchino! XD
    Tuo papà è un mito XD

  4. Io voglio essere adottata.
    E poi volendo sopravvivo anche a fesa di tacchino e succo, quindi non costo più di tanto…

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