Enough to get Rhode Island drunk

Ero lì sudaticcia che sorseggiavo quanto di meglio avesse da offrire la casa (vodka liscia e moschini), tentando nel frattempo di spiegare ad alcuni dei miei sodali quanto pazzescamente indulgente sia in realtà il giudizio femminile nei confronti loro e delle strane combinazioni di calzoncini da basket e magliette brutte che sfoggiano di solito, quando sono stata interrotta e sono quasi caduta dalla sedia su cui stavo dondolandomi saputa.

Inspiegabilmente, non si trattava di un’improvvisa presa di coscienza dell’improbabilità spudorata del pulpito mosciarello, pallido e mal depilato da cui andavo predicando, bensì della richiesta anche cortese di rievocare per chi ancora non la conosceva la mia miglior storia a sfondo vagamente sessuale dei tempi delle scuole medie.

Una decina di anni fa ero in ferie con la scuola in Val d’Aosta. Un tizio, quasi certamente ipovidente, si era preso una cotta per me, che (con tutta la buona volontà del mondo) non ricambiavo. Convinto che si trattasse solo di una questione di timidezza, aveva chiesto il mio numero a un comune amico, che gliel’aveva dato. Ma il destino era in agguato sotto forma di improvvisa paranoia malfidente, che aveva spinto il tizio in questione a dubitare di quanto ottenuto e a sottrarre il cellulare a un terzo amico, e procurarsi così di prima mano il numero della Giulia sbagliata.

Per tutta la durata della vacanza Tizio e la Giulia sbagliata si scambiarono sms di fuoco e passione, non suscitando nel ragazzo alcun sospetto il fatto che io continuassi ostentatamente a buttarmi dalle scarpate pur di evitare di incrociare la sua strada. Si misero insieme senza essersi mai visti, né bastò a placare i morsi della fame spegnere le fiamme della passione il primo incontro dal vivo, una volta tornati a casa.
(Qui arriva, breve ma tuttora ammantata di mistero, la parte confusamente sessuale)

Durante i primi mesi dell’anno scolastico successivo, in costanza di fidanzamento e prima che la cosa andasse a finire maluccio, i due divennero noti per le furtive sessioni di pompini nei bagni dei maschi, sessioni da cui lei riemergeva con spettacolosi quanto inspiegati bolli in fronte.

Stamattina, alle otto e venti, quando causa principio di cottura alla piastra mi sono svegliata sul terrazzo (mio) sul quale ho accidentalmente dormito ieri notte, ho pensato che fosse giunto il momento di chiedere anche a voi di esporre eventuali teorie in merito.

Le vite sessuali di noi tutti potrebbero trarne giovamento.

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5 thoughts on “Enough to get Rhode Island drunk

  1. Facile, trattavasi di dermatosi da nichel, di cui almeno in parte doveva essere composta la fibbia metallica dei pantaloni del fellato. C’è dunque da supporre che la fellatio fosse praticata senza slacciare i pantaloni, ma limitandosi ad abbassare la zip. C’è altresì da supporre che la fellatrice praticasse una fellatio del tipo “deep throat” o, in subordine, che il pene del fellato non fosse particolarmente lungo, comunque inferiore ai 32 cm di un normale pene in erezione: si spiegherebbe in questo modo lo sfregamento tra fronte e fibbia necessario a produrre l’eritema di chiara natura allergica. Per supportare questa tesi sarebbe necessario appurare se la suddetta fibbia avesse forma analoga a quella della lesione cutanea qui in oggetto.

  2. La tesi del Malvino è abbastanza verosimile, però non bisogna tralasciare quello che è un fenomeno raro, ma non poi così tanto in verità: l’allergia allo sperma.

    “I sintomi dell’allergia allo sperma
    Quelli più evidenti sono bruciore, […] prurito e arrossamenti. […] La reazione allergica può apparire sia sulle parti intime della donna sia in altre zone del corpo e sono generalmente rush cutanei e prurito. Nei casi più gravi si può avere uno shock anafilattico ed è necessario recarsi immediatamente in ospedale.”

    per maggiori informazioni:
    http://salute.doctissimo.it/malattie/allergie/l-allergia-allo-sperma-1.html

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