Lunga e diritta correva la strada

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Maggio 2012: Dana Dirr, trentacinque anni, canadese, neurochirurgo, madre di dieci figli e incinta alla trentacinquesima settimana, resta coinvolta in un incidente stradale mentre si reca al lavoro. Arriva all’ospedale in condizioni critiche, resiste quanto basta per dare alla luce una bambina perfettamente sana, si spegne subito dopo tra le braccia inconsolabili del marito JS.

A piangerla, quando il giorno seguente l’annuncio verrà dato su Facebook, non saranno soltanto familiari e amici, ma anche le migliaia di contatti che da anni seguono con il fiato sospeso le vicende di Eli, uno dei figli della coppia, sei anni, già sopravvissuto a un tumore al rene e poi colpito da una leucemia. In suo onore, la famiglia Dirr chiede e ottiene che donazioni a nome di Dana vengano fatte all’associazione benefica Alex’s Lemonade Stand.

Gennaio 2011: Monique, no last name given, attivista, è una nobile emiliana, mezza francese e mezza israeliana, con un nonno ebreo che ha portato con sé nella tomba le prove del coinvolgimento attivo di Joseph Ratzinger nel campo di concentramento di Auschwitz. Il cantante dei Manowar, suo amico di lunga data e amante occasionale, l’ha messa incinta di tre gemelli (al cui sostentamento non intende però provvedere, preferendo delegare il compito ai solerti e generosi amici dell’internet).

Tragicamente, e giusto alla vigilia dell’inizio di una nuova vita in Austria (mossa coraggiosa, considerando il sempre latente tumore al cervello), un incidente stradale uccide due dei tre bambini, lasciando poche speranze anche alla terza. La migliore amica di Monique, Marta, provvede con grande solerzia a dare aggiornamenti sulla situazione ai molti contatti che da mesi, su Friendfeed, seguono con il fiato sospeso le vicende dell’esuberante gravida.

Novembre 2006: Svmaria, nome di penna di Maria José Bianchi, cilena, molto attiva e molto popolare nel fandom dedicato al telefilm Smallville, abortisce per le conseguenze di un incidente stradale. L’annuncio, su inizativa del fidanzato Javier, viene dato su LiveJournal dalla sua migliore amica nella comunità, Herohunter.

Herohunter, a margine degli aggiornamenti sullo stato di salute dell’amica, ha cura di pubblicare la wishlist Amazon (provvidenzialmente appena rimpolpata) di quest’ultima, insieme a suggerimenti di carattere più generale per chi preferisse fare di testa propria. Un tentativo di obiezione in merito, a opera di un’altra utente di LiveJournal, provoca un immediato quanto repentino peggioramento delle condizioni di Svmaria, che viene sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza. La scriteriata ritira con molte scuse i flebili sospetti e le condizioni della moritura migliorano miracolosamente.

Il link ad Amazon resta valido.

Il tratto comune delle vicende sommariamente riassunte, l’avrete capito, non è solamente il fascino morboso e irresistibile delle lamiere contorte quando strappano vite giovani e giovanissime (fin lì, bastava scomodare Guccini): il tratto comune delle vicende sommariamente riassunte è che sono – ovviamente – false, dalla prima all’ultima parola, dai dettagli più microscopici alle svolte più clamorose, completamente e totalmente — con buona pace dei gonz… delle persone che in buona fede e sull’onda della commozione momentanea si sono lasciate convincere a donare qualcosa a queste persone, fossero soldi o fossero regali o fosse anche solo il pensiero genuinamente angosciato di un momento.

(Dico «donare qualcosa a queste persone» intendendo gruppi separati di gonz… benefattori, uno per mitomane; se c’è qualcuno che ha contribuito in tutti e tre i casi, lo invito a farsi avanti e a discutere questa occasione immobiliare che mi trovo per le mani, un edificio di pregio che necessita giusto di qualche restauro, si trova a Roma, si chiama Anfiteatro qualcosa).

Ma cosa spinge esattamente una persona a connettersi a internet e a fingere, più o meno plausibilmente, un incidente d’auto? Un aborto? Un cancro? Una malattia di anni? La propria morte?

Dipende.

Alcuni sono truffatori, puri e semplici, ben determinati a far fruttare il più possibile la sceneggiata. Alcuni sono persone che non desiderano altro che l’attenzione completa e la solidarietà incondizionata del maggior numero possibile di lettori/spettatori (la ragazza che stava dietro Dana Dirr e la sua numerosa e sfortunata prole, è emerso, ha nel corso degli anni investito non poco denaro nell’operazione, senza che un centesimo delle donazioni suscitate dalle sue manipolazioni venisse distolto da vere fondazioni a sostegno della ricerca sul cancro). Altri ancora sono una comoda via di mezzo, che si crogiola nella posizione privilegiata che la disgrazia (o successione di disgrazie) ha conquistato loro ma non disdegna nemmeno le dimostrazioni tangibili dell’altrui affetto.

Quali che siano le loro motivazioni, le loro storie verosimili o meno (hint: praticamente mai verosimili) costituiscono quasi invariabilmente una lettura avvincente e spesso molto istruttiva, specie se siete il genere di persona che ha il bonifico pietoso facile. Io, siccome piuttosto che studiare per l’esame che devo dare il mese prossimo mi impiegherei come roadie dei Manowar, ve ne racconterò una decina.

Restate in ascolto.

(E telefonate quando arrivate, mi raccomando, lo sapete come sono le strade in questa stagione).

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One thought on “Lunga e diritta correva la strada

  1. Merce facile, i sentimenti. Non esisterebbero i cantanti o altri “artisti”.

    Dal mio conto: odio le pubblicità delle Onlus che chiedono grano utilizzando occhioni di bambini foresti.
    Odio i programmi TV spremilacrime.
    ODIO IL BUONISMO.

    Per questo ho sempre abbastanza soldi per le scarpe. (E qualche volta per la ricerca sul cancro, sì lo ammetto…lo temo. In famiglia va di moda.)

    Momo

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