Girls Who Are Boys Who Are DYING/1

Una delle regole dell’internet – la sedicesima, per la precisione – è che su internet non ci sono donne. La regola non ha una validità letterale, ovviamente, come è agilmente dimostrato tanto dalla vostra umilissima scrivente quanto dall’esistenza stessa di Pinterest, ma contiene comunque un nocciolo di buon senso: ci sono buone probabilità che la bionda diciannovenne con la quinta di reggiseno e una passione bruciante per gli uomini sudaticci e quasi calvi che insiste a chiedervi l’amicizia su Facebook sia uno scherzo dei vostri cosiddetti amici.

(E ho brutte notizie anche sul fronte casalinghe vogliose nella vostra area)

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Si potrebbe, a questo punto, obiettare che è più che altro assai improbabile che sconosciuti attraenti di qualsiasi sesso sviluppino un interesse virtuale attivo nei nostri confronti, specie se la nostra massima espressione di personalità on-line è la pubblicazione automatica dei risultati di Ruzzle. Concludere, dunque, per amore di parità, che there are no boys on the internet.

Ecco tre storie le cui protagoniste sarebbero molto d’accordo.

Dana Dirr, ve la ricordate? Il neurochirurgo canadese. Dana ha un marito, JS, un po’ più giovane di lei (è nato il 31 di dicembre dell’82). Ecco, dalla viva voce di JS, un resoconto della maniera in cui si sono conosciuti e innamorati.

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Dana e JS sono sposati dal 2008 e hanno quattro figli; a questi vanno aggiunti i sette bambini che JS, all’epoca ventiseienne, aveva già avuto da una vasta serie di relazioni occasionali, e che Dana ha poi adottato come propri.

(Ok, JS ha molte qualità, ma teoria e pratica della contraccezione non sono il suo forte; va anche detto che le ragazze con cui si intrattiene sono così tante che la statistica semplicemente gli è avversa: la pagina Facebook che le raccoglie conta, a un certo punto, 46 membri)

Prima che arrivasse Dana, per JS le cose erano sempre andate, dal punto di vista sentimentale, piuttosto male.

La sua fidanzata del liceo, Mandi, quindici anni scarsi, l’ha abbandonato pochi giorni dopo la nascita del loro primo figlio (a cui, credo come spregio ulteriore, aveva appioppato il terribile nome di Jaymes Timmothey).

La fidanzata di suo fratello gemello Sam ha accoltellato a morte il succitato Sam (scambiandolo per JS) dopo aver scoperto che i fratelli si erano messi d’accordo perché JS andasse ogni tanto a letto con la fidanzata del fratello, che era gay, per tenerla buona.

La sua fidanzata successiva, Aly, dà alla luce due gemelli prematuri (nel frattempo, per non restare con le mani in mano, JS aveva adottato una bambina), decide che la situazione è troppo complicata e rifiuta la proposta di matrimonio che JS le fa, sparendo nel nulla.

Poi arriva Julia, una vecchia amica dei tempi in cui JS e compagnia si ubriacavano, drogavano e facevano sesso a casaccio. Julia ha due figli, e si scopre che uno dei due è figlio di JS. Inoltre Julia rimane di nuovo incinta, sempre di JS, e nasce Eli (il bambino con la miriade di cancri che diventerà poi il fulcro della vicenda Dirr). Julia è sposata, e, più in generale, stronza. JS porta via con sé Eli, il fratellino più grande, e per buona misura anche il bambino con cui non c’entra nulla.

A questo punto arriva Dana, insieme a un nuovo set di gemelli, e JS mette finalmente la testa a posto.

O almeno, mette la testa a posto pubblicamente*.

JS, infatti, oltre ai vari exploit fisici, coltiva e continua a coltivare una serie di relazioni virtuali con donne di varie età (da una ragazza di quattordici anni a una donna di cinquantadue, con la quale si scambia anche foto, uhm, suggestive). Le fidanzate virtuali, nel corso degli anni, seguono con grande trasporto e partecipazione le vicende del ragazzo, il quale — non bastasse tutto il resto — da un certo punto in poi comincia anche ad avere in prima persona guai fisici di vario genere, tipo un attacco di cuore.

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E un incidente stradale (no, non quello in cui muore Dana, un altro)

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E poi, ovviamente, c’è la questione della morte di Dana.

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Quindi, ricapitolando, cosa c’è di peggio che avere un fidanzato virtuale, incostante, promiscuo, con undici figli a carico e una moglie appena morta e assurta senza mezze misure allo status di santa? Avere un fidanzato virtuale, incostante, promiscuo, etc. che è in realtà una ragazza di ventidue anni che si chiama Emily.

Emily Dirr, studentessa in Ohio, ha inventato e portato avanti l’intero universo dei Dirr canadesi (incorporandosi addirittura nel cast, nel ruolo della sorella minore di JS) per, reggetevi, undici anni, arrivando a gestire in contemporanea settantuno account di Facebook, e una matassa di invenzioni così intricata da essere ormai più o meno in grando di stare in piedi per conto proprio.

A quanto è dato sapere, tutto quello che tangibilmente ne ha ricavato è una manciata di autoscatti più o meno osé delle sue varie fidanzate (quelle che esistono nella vita reale).

A+ per l’impegno.

—-

* forse avevano un matrimonio aperto, forse avevano un senso dell’umorismo particolare, non saprei: io, fossi stata la fidanzata, mi sarei un po’ seccata. Oh, ma aspetta, non sono persone vere, è solo un buco nella sceneggiatura.

mitchy6

—–

Un riassunto eccellente della vicenda

Il blog che ha smascherato Emily Dirr

La gente di Reddit è curiosa

Inception

All pictures/screenshots courtesy of Taryn Wright of http://warriorelihoax.wordpress.com

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4 thoughts on “Girls Who Are Boys Who Are DYING/1

  1. C’e’ anche quella storia del tipo che si e’ fatto un tatuaggio dedicato a una fantomatica Francy e poi s’e’ messo a fare imitazioni in qualsiasi bar.

    E anche quella del tipo che doveva presentarsi al Magnolia con una piuma di pavone per Deborah.

  2. Many thanks for using free time in order to compose “Girls Who Are Boys Who
    Are DYING/1 | L’Infelice Jules Dufresne e la Redenzione di Shawshank”. Thanks a ton for a second time ,Sammy

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