I Walked With A Zombie/2

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Nel momento in cui è stato reso noto il vero nome di Grey (non che lei avesse fatto molto per nasconderlo, ma si tratta di un nome relativamente comune) (una delle omonime, inoltre, è una giornalista televisiva di una certa fama), alcune delle sue lettrici hanno avuto una sorta di illuminazione: l’autrice di Le Gothique era la stessa persona la cui “morte” per lupus aveva anni prima scosso la placida comunità delle appassionate di lavoro a maglia.

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(Qui potete leggere il necrologio virtuale di a cura delle amministratrici di Raverly)

Gina, all’epoca nota come Monkey Toes o MommaMonkey, era un utente attiva, talentuosa e rispettata. Dopo la sua morte, le redini del suo account su Raverly erano state prese dal marito, il quale avrebbe generosamente dirottato a favore delle associazioni per la ricerca contro il Lupus i profitti che sarebbero derivati dalla vendita dei pattern caricati dalla defunta.

Tutto molto edificante, peccato che la morta intanto fosse su Twitter, con un altro nome ma, purtroppo per lei, con lo stesso indirizzo email, e gli stessi tatuaggi, e la medesima vitalità di un tempo. Ops.

(Segue ondata di imbarazzo il cui eco è percepibile a distanza di anni)

Intanto, di nuovo nel futuro, mentre le iscritte alla Awesome Box si facevano due conti e iniziavano a contattare Paypal e per buona misura anche le forze dell’ordine, Grey ricompariva per chiudere le cose con un finale pirotecnico e si produceva nella più emblematica spiegazione grondante passivo-aggressività, dettagli implausibili e pure e semplici cazzate in cui io mi sia mai imbattuta*.

(Marito ferito, check; traumi familiari, check; disturbi mentali, check; qualcunopensiaibambini, check; ti volevo bene MA TU SEI UNA STRONZA, check; etc.)

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E, dopo questa muraglia di testo e qualche simbolico rimborso e/o pacco consegnato (applicazione secondaria del principio per cui quando le vincitrici dei concorsi erano blogger un po’ affermate i premi arrivavano senza problemi), nessuno ha più sentito parlare di Georgiana Grey.

Nota per il sequel: subito prima che il blog venisse cancellato, la firma in calce ai post era diventata SoCalVegan — amici foodblogger, io terrei un occhio aperto (anche due).

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* sulla fiducia, solo perché una tizia di cui vi parlerò poi non si è mai disturbata a fornirne una.

PlazaJen fa chiarezza sulla storia di MonkeyToes.

Un riassunto esaustivo della vicenda Grey (con tutti i link che potete desiderare).

Il gruppo Facebook dove si radunavano le inquirenti.

Picture of socks taken from Raverly.com, Grey’s apology courtesy of The Truth For Everyone.

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I Walked With A Zombie/1:

Georgiana Grey, più spesso semplicemente Grey, era l’autrice di un blog che possedeva tutte le caratteristiche necessarie per l’inserimento nella mia lista di feed: un argomento di mio interesse (make-up), uno sfondo chiaro e una frequenza di aggiornamento quotidiana o quasi.

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Stylist. Writer. Punk. Vegan.

Il blog in questione si chiamava Le Gothique, e nell’anno abbondante in cui ne sono stata una lettrice mi ha colpita per via di una serie di caratteristiche abbastanza curiose.

Innanzitutto, Grey sosteneva di essere (tra le molte molte altre cose — si tratta di quella che un tempo definivo Sindrome della principessa/astronauta, ma che oggi preferisco etichettare come Principio dell’allevatore di lama) una scrittrice e una giornalista. Solo che il suo spelling era pessimo, dove per “pessimo” intendo “crivellato di errori elementari e ripetuti costantemente, e insomma poverina la sua editor”.

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Due delle cose che mi facevano impazzire e che notavo costantemente erano “cheep” al posto di “cheap”:

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E “then” usato quando serviva “than”:

then

Un’altra qualifica professionale su cui avevo, rispettosamente, i miei dubbi era quella di stylist, visto che tutti gli outfit che proponeva su base settimanale, quale che fosse la fonte di ispirazione dichiarata (un personaggio di un videogioco, la protagonista di un romanzo, un drago) si risolvevano nella combinazione jeans + top di qualche tipo + scarpe.

The Duchess, con Keira Knightley:

kxac5 Dexter (naturalmente!)
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Ah, e Grey era poi ovviamente anche una make-up artist (che però non postava che foto di labbra, mai il viso intero, mai nemmeno un occhio, privando noi lettrici del piacere di ammirare le sue doti when it comes to blending).

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Una cosa con cui avevamo una familiarità anche eccessiva, in compenso, erano i suoi molti e variopinti tatuaggi, delle cui foto ci sommergeva spesso e volentieri.

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Il suo avatar

L’idea che mi ero fatta, in breve, era che non tutto quello che Grey scriveva di sé fosse vero (inclusa probabilmente la parte in cui si autodefiniva “alta, bionda, snella, giovane e con una struttura ossea che non necessita di contouring”) (urca).

Non che la cosa influisse sul piacere di leggere le sue recensioni, naturalmente, anche se il mio coinvolgimento con il blog era limitato: chiunque abbia avuto a che fare con la dogana italiana sa che nessuna iniziativa che preveda la spedizione di cosmetici dall’esterno dell’Unione Europea è una buona idea, anche e soprattutto dal punto di vista economico.

Questa limitazione mi precludeva la partecipazione a diverse iniziative: le periodiche svendite di prodotti recensiti, lo scambio internazionale di make-up (una ventina di persone da varie parti del mondo hanno mandato a Grey cosmetici per un totale di almeno 45 dollari, più un contributo di 5 dollari per le spese, affinché lei provvedesse a ridistribuirli), e la famigerata Awesome Box (una raccolta mensile di sample di varie compagnie indie, forniti gratis in cambio della pubblicità che ne sarebbe derivata) (naturalmente, dal punto di vista delle iscritte, una raccolta a pagamento).

Poi, nel gennaio del 2012, Grey è sparita.

Le indagini delle lettrici e delle amiche virtuali, preoccupate un po’ per via di vaghi ma persistenti accenni a problemi di salute e un po’ perché buona parte di loro aveva pagato la prima Awesome Box e non aveva ricevuto nulla, hanno portato a due scoperte.

Innanzitutto, Georgiana Grey non era il vero nome della blogger, dettaglio poco plausibile su cui lei aveva però sempre insistito molto: il dominio risultava intestato a una tale Gina Silva, le cui foto coincidevano con i dettagli di Grey che risultavano dal blog.

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In seconda battuta, questa non era la prima volta che Gina spariva con i soldi: la prima volta però era andata fino in fondo, e aveva addirittura inscenato la propria morte.

(Prossima puntata: “non è mai Lupus”)

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Il blog di Grey, grazie alla Wayback Machine (gli screenshot sono presi da lì).